Una lacrima sul visto

In The Box
mercoledì, 04 marzo 2026 alle 11:19
gasperini spalletti in the box
LR24 (AUGUSTO CIARDI) - È colpa di El Aynaoui. Svilar non para più come prima. Gasperini ha buttato la partita. Cristante, Pellegrini e Mancini sono il male della Roma. È tutto finito. Con Allegri, Conte e Mourinho non l'avresti mai pareggiata. Si descrive l'apocalisse da domenica sera, con la parziale giustificazione di stati d'animo minati dalla beffa. Perché la Roma non ha perso con la Juventus, si mangia le mani per la mancata vittoria. Sbagliato eccedere in questo momento nell'autolesionismo tipico delle piazze poco inclini alla vittoria. Perché è vero che El Aynaoui è stato avventato nell'intervento che ha causato la punizione fatale, così come è vero che Svilar ha avuto un leggero calo di rendimento. È ovvio che Gasperini possa avere delle responsabilità nella gestione del match come ogni allenatore al mondo, ed è legittimo non poterne più dei senatori. È inutile però fare paragoni con altri tecnici, perché il più pragmatico di tutti, Mourinho, partendo dal tre a uno sempre contro la Juventus, la perse. Quattro a tre. E si incazzò a morte, perché nei minuti finali i calciatori non devono essere telecomandati da bordo campo. Mentre Allegri e Conte, meno offensivi di Gasperini, tre gol alla Juventus avendo in attacco soltanto Malen, non li avrebbero mai fatti. La Roma che in campo si mangia le mani ma non perde, soccombe nel post match. Esagerando nel disfattismo. Perché guardando la classifica a undici giornate dalla fine, occupa il quarto posto, con tre punti sulla quinta che non è la Juventus ma il Como, perché la Juventus è rimasta a meno quattro, e ha esultato a fine partita come se avesse vinto la Champions League. Come farebbe il Pisa se strappasse un punto in extremis in casa di una big. Il gol della Juventus deve essere una lacrima da asciugare perché la Roma ha tutte le carte in regola per strappare finalmente il visto per la Champions League. La Roma poteva dare a Spalletti il colpo di grazia, vero, ma quel folle quarto d'ora finale non fa calare il sipario. Come è possibile passare in pochi minuti da una prestazione magistrale alle ingiustificabili distrazioni sul finire della partita? È possibile quando sei da quarto/quinto posto, ossia una squadra imperfetta, perché a quel livello hai tanti pregi e altrettanti difetti. Siamo abituati a fagocitare skill e a contare i chilometri dei calciatori registrati dal reggipetto con il GPS. In base a numeri e YouTube valutiamo i livelli dei calciatori. Dimenticando aspetti fondamentali, quali la costanza di rendimento e la personalità. Prendiamo come esempio Mirko Vucinic. Attaccante delizioso quando era in giornata, urticante nei momenti prolungati di indolenza. Luogo comune: fuoriclasse o uomo in meno a seconda di come si svegliava la mattina. A fine carriera però uno deve fare la media. Vucinic è stato un calciatore da sei più, forse sei e mezzo, un buon calciatore, non un campione e tantomeno una pippa inguardabile. Ecco, la Roma attuale è Vucinic, ogni tanto stacca la spina complicando il percorso. Perché hai dei limiti ancora evidenti. Sta cercando una via alternativa a quella degli ultimi anni, ha scelto uno dei migliori allenatori d'Italia, fra i più bravi anche nel non farsi contaminare da ambienti pigri e tendenti al vittimismo. La Roma ha aggiunto calciatori con la testa giusta come Malen e Wesley, altri che danno la sensazione di essere fatti della stessa pasta, come Ghilardi ed El Aynaoui, ma il complesso squadra fa ancora i conti coi limiti strutturali che si porta dietro da quasi dieci anni. Sta facendo il massimo. Giusto imprecare per avere dilapidato un patrimonio a causa di un quarto d'ora scellerato. Assurdo dare per scontato che sia tutto finito. Insensato indicare in Gasperini la causa del mancato ko alla Juventus. Come se a difesa schierata avrebbe dovuto essere lui a staccare di testa nell'area sotto la curva nord nei minuti di recupero.
In the box - @augustociardi

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