IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) -
La doppietta da urlo di Stamford Bridge sembra lontana anni luce. Te ricordi quer go contro er Cersi? Mamma mia che suatta… Eppure sono passati solo pochi giorni. Ma uno come lui non può permettersi di restare tre partite di fila senza segnare, perché in questi casi parte il solito ritornello: Che t’avevo detto? È un pippone…
Edin Dzeko non va in gol dalla partita di Londra: tre gare di campionato, zero gol. Linfa pura per i suoi detrattori; per coloro che non aspettano altro che il momento per sentirsi, tronfi di se stessi, dalla parte della ragione. Tipo questo momento, con il bosniaco inceppato. Eppure, udite udite,
la Roma con Edin a secco ha vinto tutte tre le partite. Quanti continuano a sostenere che la squadra di Eusebio
Di Francesco sia Dzeko-dipendente possono accomodarsi all’uscita. Si sa, però, che quando uno si mette in testa una cosa è complicato assai fargli cambiare idea, specie se il cervello funziona a gettoni; quindi Dzeko,
39 gol nella passata stagione, già 10 in quella in corso, in questa città – un tempo bellissima, oggi ridotta ai minimi termini – non può permettersi di restare meno di due settimane senza segnare.
La Roma, sia chiaro, ha bisogno come il pane dei suoi gol, e pure di quelli degli altri della rosa; e sarebbe davvero bello, provate un attimo a chiudere gli occhi, ripartire proprio dai Blues. Così, tanto per dare un’altra sverniciata ai sapientoni cittadini.
È una vita, ad esempio, che Dzeko non va in gol in tre partite consecutive in Champions: la prima e finora ultima volta gli è capitata quando indossava la maglia del Wolfsburg, stagione 2009-10, e nella fase a gironi fece piangere in fila i portieri di Besiktas, Cska Mosca e Manchester United. Riuscisse a bucare ancora
Courtois, dopo aver dato un dispiacere a Baku all’amico fraterno
Sehic, Dzeko si toglierebbe un grosso sfizio e, con tutta probabilità, darebbe una grande mano alla Roma.