Italia, si parte in salita: anche De Sciglio va ko. Prandelli deve cambiare

La penna degli Altri
venerdì, 13 giugno 2014 alle 8:59
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LA REPUBBLICA (E. CURRO' ) - Stamattina gli azzurri tecnologici decollano da Rio con le istruzioni per l’uso da leggere sul tablet, nelle 4 ore del viaggio verso il debutto al Mondiale. Come volare in Amazzonia e battere l’Inghilterra. O almeno come provarci, perché i contrattempi si moltiplicano e per la Nazionale sta diventando tutto più difficile. Ieri stava per cedere un cardine della squadra: De Sciglio, prezioso eclettico della difesa di Prandelli come Montolivo lo era del centrocampo. È successo all’ultimo secondo dell’ultimo allenamento prima della partenza per Manaus. Il primo Mondiale del talento in vetrina, corteggiato dal Real Madrid, ha rischiato di chiudersi senza essere mai iniziato, in un ospedale della Costa Verde, ad Angra dos Reis. Dopo la risonanza magnetica (contrattura al bicipite femorale della gamba sinistra, nessuna lesione) il professor Castellacci aveva delegato ogni decisione al ct. Un problema muscolare, alla vigilia del torneo, poteva significare una lunga sosta di almeno due settimane: lo dimostra il precedente di Pirlo nel 2010. Così era nato il dilemma: tagliare il terzino del Milan assieme al quarto portiere Mirante o tenerlo in Brasile, data la sua importanza? Bocciati prima Criscito e poi a Coverciano Maggio e Pasqual, la sostituzione più semplice sarebbe stata quella con la riserva viaggiante, il centrale Ranocchia. Ma poi la grande paura è passata e ora la questione impellente è la formazione di domani. Ci sono due strade: schierare Abate, con Darmian a sinistra, oppure più probabilmente mantenere Darmian a destra, fare slittare a sinistra Chiellini e inserire Bonucci al centro. Nessuno, nel ritiro del Portobello, ha nascosto l’apprensione per l’ulteriore stravolgimento dei piani tattici.
La lezione pomeridiana al video ha infatti confermato come l’allarme numero uno per la partita di domani non sia tanto il clima (previste temperatura percepita di 39° e umidità dell’83%) o il recupero dagli sforzi, mitigati dalla criosauna, quanto la notevole crescita tecnica e atletica degli inglesi, dai quarti di finale di Euro 2012 a oggi. La nuova Inghilterra non ha molti segreti per gli azzurri, che la studiano da una settimana con la nuova app ideata per il Mondiale. Al di là dell’epilogo ai rigori, nel 2012 la superiorità dell’Italia fu schiacciante, con 36 tiri a 9, una percentuale di passaggi riusciti dell’89% e un possesso palla del 68%. Ma da allora è nata una squadra giovane e imprevedibile, attorno al mini-blocco del Liverpool guidato da Gerrard e Henderson, anche se il verosimile 4-2-3-1 non è altro che una rivisitazione del 4-4-2 caro al ct inglese. Se Hodgson non cederà alla tentazione del catenaccio inserendo Milner a destra davanti a Jonhson, la priorità sarà impedire i movimenti a pendolo di Lallana e Welbeck (acciaccato), che affiancano Rooney come incursori alle spalle di Sturridge, Liverpool, bravissimo nel dribbling e nel tiro da fuori: è il vero pericolo che a Kiev non c’era. L’altro arriva dalla giovanissima panchina dell’unica nazionale che qui abbia 4 Under 21 (l’infortunato Chamberlain, Shaw, Barkley e Sterling): Barkley, trequartista fisico alla Ballack, e Sterling, esterno veloce e tecnico, sono addirittura candidati all’eventuale sostituzione di Welbeck. Completano la lista dei pericoli le discese con assist di Baines e soprattutto i calci piazzati, recente guaio per la Nazionale: i centrali Cahill e Jagielka sono spesso implacabili nei colpi di testa.
Tuttavia Prandelli non intende snaturare la sua Italia, dedita al palleggio. Anzi, lo vuole accentuare attraverso il camaleontismo: il 4-1-4-1 in fase difensiva diventa un 3-4-2-1 in fase offensiva, grazie all’arretramento di De Rossi e all’avanzamento dei due terzini, ma soprattutto alle digressioni del tiratore Candreva e dell’incursore Marchisio alle spalle di Balotelli. Le variazioni rispetto a Kiev riguardano soprattutto i terzini, essenziali nel sistema prandelliano, con la freschezza di De Sciglio e Darmian. Domani, senza il primo, l’auspicio è che Darmian ripercorra le gesta dei neofiti Cabrini e Bergomi. Invece la presenza di Verratti, oltre ad abbassare l’età media, aprirebbe una nuova frontiera: due registi rotanti a centrocampo - lui e Pirlo, così sottratto al pressing di Rooney e Welbeck – più De Rossi. È l’elogio della tecnica. Se non bastasse, Prandelli ricorda che si gioca in 14. Ritiene di avere in panchina le risorse per risolvere la partita, cambiando il volto tattico della squadra: Immobile, Insigne e ovviamente l’escluso tra Cassano e Verratti

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