IL TEMPO (L. PES) - L'ultimo passo, l'ultima curva. A novanta minuti dal ritorno nell'Europa dei grandi la Roma di Gasperini ha un solo risultato a Verona per non dover aspettare i passi falsi di qualcuno: vincere. Stasera al Bentegodi (fischio d'inizio ore 20.45, diretta Dazn), i giallorossi dopo otto anni hanno il match point per rivivere il sogno Champions alla prima stagione del tecnico piemontese nella Capitale. «
Sarebbe un traguardo importante per la società, per la città, per i tifosi, per la squadra e per i giocatori, un traguardo che manca da anni. Dipende da noi, non dobbiamo dipendere da altri. Quest'anno, è vero, ce lo siamo posti quasi come un traguardo superiore a quello richiesto, ed è stata una locomotiva per una spinta continua a non mollare mai, a cercare di andare oltre i nostri limiti e possibilità. Era anche un obiettivo che tutti avvertivamo, quello che voleva la gente, per renderla felice». L'uomo che l'ha voluta più di tutti (la società a inizio stagione non aveva posto il traguardo nelle prime quattro essendo la prima annata) è lo stesso che ci ha creduto più di tutti e che questa settimana ha rinviato ogni discorso sul futuro: conta solo Verona. La presenza della proprietà negli ultimi dieci giorni è stata un fattore determinante per stessa ammissione del tecnico. E questa sera Ryan Friedkin sarà al Bentegodi al seguito della squadra. «La presenza della proprietà è fondamentale. Aiuta a evitare situazioni spiacevoli in un ambiente di lavoro, dà forza alla squadra e all'ambiente e consente risposte chiare e più veloci rispetto al passato. La scommessa è avere maggiore continuità nella presenza. Spero che anche il risultato positivo di domani possa contribuire a una Roma compatta, forte nei propri progetti e idee, sbagliando anche, ma con un obiettivo comune. La loro maggiore presenza può sicuramente aiutare in tutto questo». L'allenatore di Grugliasco è uno specialista. Cinque qualificazioni alla Champions in nove stagioni all'Atalanta (senza considerare che il primo anno arrivò quarto ma si qualificavano ancora tre squadre) e una lotta vissuta sempre da protagonista sbagliando poco o nulla e chiudendo con i suoi tipici sprint finali. Così la Roma è tornata artefice del proprio destino dopo un mese di marzo costellato di delusioni dal pari beffa con la Juve ai ko di Genova e Como fino all'amara eliminazione dall'Europa League. Ma adesso l'obiettivo è un altro: tornare a giocare nel palcoscenico più luminoso che esista. «La differenza tra andare e non andare è notevole. L'aspetto economico permette di avere più margine sul mercato, di attrarre giocatori dall'estero perché la Roma gioca in Champions e diventa ambita. Anche i giocatori traggono beneficio, valorizzandosi giocando in Champions e raggiungendo questi traguardi. C'è poi l'aspetto emotivo: è una grande soddisfazione far parte dell'élite europea e delle prime quattro squadre italiane, un'esperienza che gratifica
». Capitolo formazione. Gasp se la vuole giocare con i migliori. Per questo Koné, che non è al cento per cento, partirà dalla panchina. A sostituirlo pronto El Aynaoui, favorito su Pisilli. Per il resto spazio agli attaccanti: Soulé completerà il tridente con Malen e Dybala mentre in mediana col marocchino agirà Cristante. Celik e Rensch saranno gli esterni e Ghilardi completa il terzetto con Hermoso e Mancini davanti a Svilar. Col gruppo hanno viaggiato anche Pellegrini e N'Dicka nonostante l'indisponibilità. Forfait invece per Wesley, anche lui nella lista dei partenti seppur squalificato, che non è al meglio fisicamente. Tutti uniti per un solo obiettivo. Per un sogno ancora mai vissuto dai Friedkin e atteso otto anni dai tifosi. Prima i tre punti poi, eventualmente la festa e il futuro. Dai rinnovi al ds, con D'Amico in pole position, tutto sarà più chiaro da domani. Stasera solo un imperativo. Vincere, ad ogni costo.