Marino: "Ranieri è esploso perché è abituato ad agire da allenatore. Non mi aspettavo lo scontro con Gasp"

La penna degli Altri
giovedì, 16 aprile 2026 alle 9:15
pierpaolo marino
IL TEMPO (L. PES) - Una lunghissima carriera da direttore sportivo: Napoli, Roma, Pescara, Udinese, Atalanta. Una vita dentro il calcio per Pierpaolo Marino che in un'intervista rilasciata al quotidiano ha parlato anche delle forti tensioni in casa Roma con lo scontro Ranieri-Gasperini.
Direttore, si aspettava uno scontro del genere tra Ranieri e Gasperini?
«Non mi aspettavo lo scontro, soprattutto con questa violenza d'urto. Che ci potessero essere posizioni differenti nel corso del progetto era prevedibile, succede ai tecnici, il confronto è sempre vivo. Ma in maniera così pubblica e aperta non me l'aspettavo. Soprattutto conoscendo Ranieri che è una persona di grande equilibrio».
Perché secondo lei Ranieri si è lasciato andare a quello sfogo? «Ci sono state due persone che hanno saputo gestire Gasperini che è un grande allenatore 1 a dal punto di vista della quotidianità operativa
è una persona che va smussata. Ci vuole umiltà e pazienza almeno da quanto mi raccontano. Ci sono riusciti soltanto Preziosi a Genova e Luca Percassi a Bergamo, l'ad atalantino dedicava parte della sua giornata al rapporto con Gasperini, a calmarlo in certi momenti e ad attenuare i suoi interventi: con lui ci vogliono uomini di sofferenza e pazienza».
Ranieri secondo lei è la figura giusta per gestire situazioni del genere?
«Una figura carismatica come direttore dell'area sportiva soprattutto nei club di Serie A ci vuole, altrimenti l'allenatore diventa l'unico riferimento. Oltre ad essere una sorta di direttore delle risorse umane, che sono i calciatori, diventa direttore anche di altri dipartimenti come quello medico o dell'organizzazione del lavoro. Un collegamento tra proprietà e allenatore è necessario soprattutto ad alti livelli. Il modello ideale non può essere quello con due grandi allenatori, anche se Claudio non vuole più stare in panchina resta sempre un allenatore, non un dirigente. Un dirigente è quello che in certi momenti deve anche masticare amaro e tenere il fiato nei polmoni anziché buttarlo fuori e credo che questo ruolo vada affidato a un direttore sporti-vo. Non per esaltare la categoria ma sono quotidianità completamente diverse. Marotta all'Inter o Corvino al Lecce per fare due esempi di club diversi sono due esempi ideali».
Le parole di Gasperini nell'ultima conferenza pre-partita pensa possano aver avuto un peso?
"Ha sempre fatto così, rendendo pubbliche le sue idee. La bravura di un dirigente è quella di far trovare tutte le pedine al suo posto, serve la giusta abilità nel far sentire importante l'allenatore pur mantenendo il controllo della situazione. Ranieri è esploso perché è abituato ad agire da allenatore. Lui era più dialogatore di Gasperini e usava altri toni, ma anche lui chiedeva giocatori anche quando io ero alla Roma e lui a Cagliari ma è completamente diverso da Gasperini nei modi. Gian Piero va conquistato, se ti considera carismatico quanto lui e utile al suo percorso allora ti ascolta. Però ci vuole molta pazienza».
Qual è secondo lei la soluzione adesso?
«Serve una persona che riesca ad ottenere un chiarimento e li convinca ad andare avanti almeno fino a fine stagione: c'è una Champions da conquistare. Poi è chiaro che va fatta qualche correzione, questi screzi così evidenti non si cancellano. La proprietà sa che se va da una parte perde l'altra, loro sono abituati a gestire contrasti di questo tipo essendo imprenditori di alto livello. Il calcio sicuramente è diverso ma c'è da fare squadra in campo e fuori, già è difficile lavorare in unità immagina nelle difficoltà».
Ora però Friedkin deve scegliere…
«Liberarsi di Ranieri non sarebbe giusto, umanamente e professionalmente merita il massimo rispetto e di certo non ha bisogno della Roma per andare avanti. E soprattutto poi va sostituito, di certo i Friedkin non vengono tutti i giorni a Ingoria per confrontarsi con Gasperini come faceva Luca Percassi».

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