Sette anni di campionati falsati

La penna degli Altri
giovedì, 20 marzo 2014 alle 7:49
luciano moggi h partb
IL FATTO QUOTIDIANO (P. ZILIANI) - Sette anni di campionati taroccati: quelli giocati dal 1999-2000 al 2005-2006. Sette campionati da invalidare, proprio come i 7 Tour vinti da Armstrong guarda caso proprio negli stessi anni, dal ’99 al 2005. Con una differenza: mentre l’Unione Ciclistica Internazionale ha ottenuto che nell’Albo d’Oro del Tour, dopo lo scandalo-Armstrong, resti un vuoto di 7 anni, nell’Albo d’Oro del calcio italiano, dopo lo scandalo-Calciopoli, resterà poco e niente: la scritta “nessun vincitore” per il 2004-2005 e un asterisco (vittoria a tavolino) per lo scudetto 2005-2006 dato all’Inter. Il resto sta nascosto sotto il tappeto. Altro che scudetti da restituire: qui ce ne sarebbero altri da cancellare. C’è una bomba nelle motivazioni della sentenza della Corte d’appello di Napoli sul caso-Calciopoli che ha confermato la condanna di Moggi, Pairetto e Mazzini per associazione a delinquere: è a pagina 108, dove i magistrati scrivono testualmente:
“Appare indubbio che sia emerso un sistema ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000, fra soggetti che sulla falsariga di ‘rapporti amichevoli’ (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio”.
Avete letto bene: “Sistema operante dagli anni 1999-2000”: proprio la stagione d’esordio del gatto e la volpe Pairetto & Bergamo che fin da subito si misero al servizio del “sistema Moggi” . Come già i giudici di primo grado avevano ipotizzato parlando di un campionato, il 1999-2000, “sostanzialmente condizionato sino alla penultima giornata: quando si giocò Juventus-Parma, diretto da De Santis, e terminato con il risultato di 1-0; e non riuscendo nell’intento di garantire alla Juventus la vittoria finale in quanto gli accordi illeciti già stabiliti vennero compromessi dal clamore suscitato dall’arbitraggio apertamente favorevole alla squadra torinese da parte di De Santis (all’ultima giornata la Juve perse a Perugia e il titolo andò alla Lazio, ndr)”. È dall’estate del 2006, da quando la Juve venne mandata in B e Moggi squalificato e poi radiato, che una guerra civile infuria fra juventini sedicenti vittime e resto del mondo (del pallone). Forse, informare su quanto i giudici hanno deciso, e sui perché, sarebbe buona cosa. La Cupola, o “sistema-Moggi”, esisteva davvero. “Molteplici e articolati – si legge nella motivazione – risultano gli elementi probatori individuanti la sussistenza dell’associazione in parola”. Riassumendo:
1) La “copiosissima mole di conversazioni intercettate fra più associati” che hanno evidenziato “in primis la gravissima intrusione in ambiti federali, della Figc, di soggetti a essa estranei, come appunto il Moggi”. E la “leggerezza e apparente convivialità con cui avvenivano accordi per le designazioni delle griglie fra personaggi come il Bergamo e il Moggi o anche il Giraudo” (pag. 103).
2) La “evidente durezza dei rapporti che intercorrevano fra alcuni partecipi al sodalizio” e “l’evidente obiettivo di impossessarsi o di mantenere un potere di controllo” (pag. 104). Sempre su Moggi, “dagli atti processuali emerge il suo ruolo preminente sugli altri sodali” dovuto alla “personalità decisa, ma al contempo concreta e priva di filtri nell’esporre le proprie decisioni” (di qui la distinzione fra “promotore” del sistema, Moggi, e “organizzatori”, Pairetto, Bergamo, Mazzini; pag. 121).
3) Le intercettazioni “sulla cui validità di genuinità e attendibilità probatoria non vi è alcun dubbio” (pag. 105).
4) “L’uso delle schede straniere, utenze utilizzate da molteplici soggetti su chiara ideazione dello stesso Moggi”. Un uso che secondo la Corte è “il punto centrale che identifica la portata della associazione in parola” (pag. 109).
5) “Le riunioni conviviali presso le abitazioni per lo più di Giraudo, Pairetto, dello stesso Moggi e anche del Mazzini” e i “successivi incontri relativi alle imputazioni di frodi sportive (il salvataggio della Fiorentina) in cui si evidenzia la concreta operatività del sodalizio” (pag. 120).
6) Il ruolo “affatto secondario, ma anzi di rilievo nel sodalizio ricoperto dagli imputati Pairetto e Mazzini: i quali in forza della funzione loro attribuita hanno di fatto rafforzato il contesto e l’incidenza del sodalizio” (pag. 113).
7) “La figura assolutamente apicale nel sodalizio del Moggi Luciano” con la sua “influenza davvero abnorme in ambito federale” e la sua “molteplicità di rapporti a vario livello, fuori dalle sedi istituzionali”; per non parlare delle “eclatanti incursioni del Moggi, insieme al Giraudo, negli spogliatoi ove si trovavano gli arbitri" (citati i casi di Paparesta e Farneti, ndr) che testimoniano “della abitualità e della spregiudicatezza del Moggi, spesso con il Giraudo, di intromettersi in un luogo che dovrebbe essere inaccessibile almeno ai diretti interessati”
(pagg. 122-123).
Sette anni di campionati falsati. Dopodiché, meglio non pensare al calcio ante Bergamo & Pairetto. Perché al pensiero che nel ’97-98 (Juve-Inter 1-0, arbitro Ceccarini) il designatore degli arbitri era Baldas, e cioè il burattino azionato da Moggi, anni dopo, alla moviola del Processo di Biscardi, vien voglia di darsi al curling.

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